12 Giugno: rievocazione storica dell’arrivo di Sant’Antonio a Padova

In Eventi il

SAntonio_1

Lunedì 12 giugno si è svolta all’Arcella la rievocazione storica dell’arrivo di Sant’Antonio a Padova.
Come noto, sant’Antonio era malato e voleva essere riportato a Padova da Camposampiero dove era ospite presso il Conte Tiso.
La rievocazione storica che si ripete ogni anno il 12 giugno, parte dalla Piazza Azzurri d’Italia all’Arcella, percorre via Tiziano Aspetti direzione centro di Padova, gira per viale dell’Arcella per dirigersi al Santuario all’Arcella, comunemente chiamato Sant’Antonin, dove tutt’ora si trova la cella nella quale morì Sant’Antonio.
Al termine della processione viene celebrata la Santa Messa.

Il carro con i buoi che trasportava una statua raffigurante Sant’Antonio era preceduto da diverse Associazioni con le loro uniformi e i loro labari e da alcune bande musicali.

Alla processione ha preso parte anche il Vescovo di Padova Monsignor Claudio Cipolla.

Venerdì 13 giugno Antonio, che era ospite del conte Tiso a Camposampiero per un periodo di meditazione, sentendosi mancare e, avendo compreso che non gli restava molto da vivere, chiese di essere riportato a Padova dove desiderava morire. Fu trasportato verso Padova su un carro agricolo trainato da buoi.

Arrivato in vista delle mura la comitiva incontrò frate Vinotto che, viste le sue gravi condizioni, consigliò di fermarsi all’Arcella nell’ospizio accanto al monastero delle Clarisse al fine di evitare l’assalto della folla una volta sparsa la voce della sua morte.

Al convento dell’Arcella Antonio fu adagiato a terra. Ricevuta l’estrema unzione ascoltò i fratelli cantare l’inno mariano a lui prediletto “O gloriosa Domina”, quindi, pronunciate, secondo quanto riferito dall’Assidua, le parole Video Dominum (Vedo il mio Signore) morì all’età di 36 anni.

La notizia della morte di Antonio si diffuse rapidamente e quel che temeva padre Vinotto si avverò. Le reliquie di un Santo erano viste come portatrici di prosperità sicura in tempi di pellegrinaggi e di fede diffusa. Gli abitanti di Capodiponte, nella cui giurisdizione si trovava l’Arcella, arrivarono per primi: “Qui è morto e qui resta”; spalleggiatio dalle Clarisse: “Non lo abbiamo potuto vedere da vivo, che ci resti almeno da morto”.

L’indomani giunsero all’Arcella i frati di Santa Maria Mater Domini per traslare la salma ma furono affrontati, armi in pugno, dagli uomini più giovani di Capodiponte. Ogni forma di dialogo risultò inutile, sicché i frati, rientrati a Padova si rivolsero al Vescovo. Questi, saputo che Antonio aveva espresso il desiderio di morire in città, nel suo convento, diede loro ragione.

Il 17 giugno, all’Arcella, si svolse la cerimonia funebre. La sera stessa la salma del Santo fu trasportata al convento di Santa Maria Mater Domini a Padova.